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1375-1377

GIOVANNI BONSIGNORI, Ovidio Metamorphoseos Vulgare

Testo tratto da: Giovanni Bonsignori, Ovidio Metamorphoseos Vulgare, ed. a cura di Ardissimo E., Commissione per i testi di lingua, Bologna 2001

LIBRO PRIMO

Come Giove mandò el diluvio, Capitulo XIX

Fatto che ebbe Giove el suo parlare, renchiuse li nuvoli nelle spelunche de Eolo, re de li venti, l’Aquilone ed onne altro vento lo quale avesse a fare tempo bono, e mandò for lu vento Notu, el quale comenciò a fare piovere; el quale vento porta coperto el volto de grande oscurità e ha piena la barba de piuovia, e l’acqua usciva per li suoi canuti capelli e nella fronte sua sono le nebbie e del suo petto e delle sue penne cade l’acqua. Da poi ch’ello incominciò a stregnere li nuvoli con la mano, se comenzò fra gli arbori grande tempesta ed a farse gran piovia; e l’arco, el quale è messo de Giunone, vergato de diversi colori, concepette e strense l’acque e diedene copiosamente alli nuvoli, de che tutte le somente se perdettero e lle fatiche delli lavoratori.

L’ira de Giove non essendo ancora a questo contenta, Nettunno l’aiutò con abundevole acque, e convocò el ditto Nettunno ed aradunò tutti li fiumi in casa sua.

Come Nettunno commanda alli fiumi. Capitulo XX

Convocati li fiumi in casa de Nettunno, prese Nettunno in cotal forma a parlare: «O fiumi, ormai attendete ad usare le vostre forze, perciò che così bisogna; ed aprite le vostre case ed allentate le retini alli vostri corsi». Poi che così ebbe comandato, li ditti fiumi con effrenato corso corsero nel mare, allora Nettunno percosse con la verga la terra, la quale così percossa tremò, per lo qual trema mento fece le vie all’acque ed allagò le vene. Le qual cose fatte, così li fiumi senza alcuna restanza corsero per li aperti campi e guastaro arbori, biade, pecore, uomini e le case con li dii che c’erano dentro, cioè le imagine loro scolpite. E se alcuna casa potè resistere a tanto male, nondimeno l’acqua le coperse e coperse la terra tutta; e quasi fra’l mare e’l cielo era niente, tanto alzava l’acqua che ogni cosa era mare, ed allora non erano li liti.

Come per lo diluvio perì ogni generazione nel mondo. Capitulo XXI

Sì come foruno coperti li piani dall’acque, la gente corse tutta alli monti ed altri correvano alle navi, menando li remi per quelli luochi nelli quali poco innanti avevano lavorata la terra e dove prima erano le biade, ed andavano sopra le città ed a le ville. Alcuno fu che pigliò el pesce nelle cime delli arbori; e quando gittavano le ancore se ficcavano nelle vigne e per li verdi campi; e dove che prima le capre pasceano, quivi li pesci ripusavano li corpi, e vedeansi li buschi, le cittadi e le case sotto l’acque. Le ninfe del mare e li delfini stavano per le selve ed alcuno giva per li rami; lupi, leoni, tigri, porci selvatichi e cervi notavano per l’acqua e li ucelli, cercando dove repusarse, sì cadeano nel mare. La potenza del mare avea sottomessi li colli, e l’acqua crescendo passava sopra li monti, e grande parte de quelli che fugivano dall’acque moriero de fame, cioè per li monti. Una terra è, la quale è fra certe genti, la cui contrada è chiamata Eonia e la città se chiama Foca, la qual confina con la città de Atena; in quelle parti è un monte con due colli, li quali per la loro altezza pare che tocchino el cielo: quello è nominato Parnaso, el quale con la sua summità passa li nuvoli. Ed avendo el mare coperta la terra, omne gente remase sotto l’acque; solo remase due, cioè moglie e ‘l marito, Deucalion e Pirra.

Come Deucalion e Pirra camparo del deluio. Capitulo XXII  

Avendo el mare coperta la terra, Deucalion e Pirra, sua moglie, andando sopra l’acqua errando in una navicula, sì arrivarono in la cima del monte de Parnaso, adorando li dii del ditto monte. A quel tempo non era più diritto uomo che costui e che meglio facesse li sacrifici alli dii; onde poi che Giove vidde el mondo coperto d’acqua, e vidde uno uomo ed una donna campati fra cotante migliara de tutto el mondo, e vedendoli così puri e così giusti coltivatori del divino sacrificio, cacciò via li nuvoli e remosse li nuvoli per lo vento Aquilone.  Se mustrò la terra al cielo ed el cielo alla terra; el mare s’araquetò e fu cessato el diluvio. Allora Nettunno puse giù la sua bacchetta e chiamò el suo trombettino chiamato Tritone, el quale stava sopra l’acqua ed avea coperte le spalle de verde limaccia d’acqua, a cui commandò che sonasse e bandisse che tutti li fiumi tornassero alli loro letti. El quale, abuto el comandamento, subito prese la tromba con la quale fece destrengere l’acqua del mare, e li fiumi tornarono alli loro letti. El suono di quella tromba se udìo per tutto ‘l mondoe già el mare avea el lito e li fiumi li loro letti, e li colli se comenzaro a vedere ed anche la terra e l’acqua s’abassò e li luochi s’apersero.

Come per Deucalion e Pirra el mondo fu restorato. Capitulo XXIII

Da poi che ’l diluvio fu arabassato e Deucalion vidde el mondo nudo d’ogni creatura, se volse a Pirra lacrimando e disse : «O moglie, o sorella, o femena sola viva, la quale una communa generazione dal principio ed uno letto te congiunse, e mo questi pericoli ci congiungono,  noi semo soli in tutto ‘l mondo ed anco non semo della vita sicuri, imperciò che, anche vedendo li nuvoli, ho paura dell’acqua. Che saria se tu fossi vissa senza me? Che paura averesti se tu te retrovassi sola? e chi reconsolaria li toi dolori? E per certo te dico che se tu fossi annegata, che io ancora m’anegarei. Ma dio volesse che io potesse recuperare li populi con l’arte de mio padre, e potesse formare la terra e metterece lo fiato, perciò che in noi doi soli è remasta la generazione umana, e così è piaciuto alli dii che noi siamo essemplo e forma delli uomini». Dicendo Deucalion queste parole piagnendo, piacqueli de pregare dio e domandarli adiuto, e non vi fu indugio che incontinente elli loro due, non essendo ancora sciucca la terra , andarono per le vie ch’elli reconosceano a sacrificare alli dii.

Come Deucalion e Pirra fanno alli dii sacrificio, depo el quale per loro commandamento restoraro el mondo. Capitulo XXIV

Poi che Deucalion e Pirra avero sparti li loro sacrifici e licori sopre del capo loro sopre le loro veste, andarono nel templo la cui entrata ancora è lutosa e l’altare era senza fuoco; e poi che comenzarono a salire per lu templo s’inginocchiarono e basciaro la pietra de l’altare ed oraro in questa forma dicendo: «O dea Temis, se li dii se umiliassero per li nostri prieghi e la loro ira se piegasse a demustrare per che modo se potesse restorare el danno della generazione umana, pregamote che de queste cose tu ci di’ adiuto». Alla quale orazione fuoro esssauditi e respuse la dea e disse: «Partiteve ed uscite del templo, e velateve el capo ed anche ve descegnete, e dopo le vostre spalle ve buttate l’ossa della vostra grande madre». Audita costoro la resposta, forte se meravigliarono; e prima comenzò Pirra così a parlare, recusando de fare el comandamento della dea, e sì pregava li dii che lli perdonassero, paurosamente, perciò che temea de non offendere all’ossa della sua madre, né anco all’anima, gittando per quel modo l’ossa sue. E penzando sopra de questo, che ciò volesse dire questa oscura resposta, ragionando tra loro doi, stato alquanto, comenzò Deucalion a Pirra così a dire losengandola: «O ignorante, io so ciò che vuol dire la dea, e non è vero ch’ella ce commande veruno male, perciò che la grande madre è la terra e le pietre che sono sopra della terra sono le ossa sue, e questo ci ha commandato che noi gettiamo dopo le spalle». E per lo immaginamento de Deucalion, ben che Pirra stesse in dubio e quasi ciascuno de loro due se diffidavano della resposta, nondimeno dissero: «Che nuoce a noi de provare?» E, così detto, uscerono dello templo, e velarse el capo e descenserse, e gittarse depo le spalle le pietre. E chi crederia questo, se non fosse che l’antica scrittura el testimonia? Che le pietre subito mancarono della loro durezza e comenzarono a diventare molli ed a pigliare forma, onde quelle pietre che gittò Deucalion deventarono corpi de omini e quelle che gittò Pirra diventarono femine. E per questo dovemo sapere  che noi semo de generazione dura a durare ogni fatica, considerando la origine onde noi semo tutti nati.

Settima allegoria e trasmutazione delle pietre convertite in uomini. Segnata per F

Ditto è per Ovidio fine al presente punto di molte e diverse molte maniere de cose, ma in effetto è una sola trasmutazione, come delle pietre trasmutate in uomini, e però sotto brevità vediamola intenzione del poeta. Prima dice come Giove renchiuse li nuvoli nelle spelunche de Eolo; questo non importa altro che la potenza devina, la quale è domatrice de ogni cosa movente e staente, ordenò e quietò la fatica delli venti e dell’altre pianete, le quali hanno a reparare a quelle cose che possono essere contrarie alla pace ed allo riposo mondano acciò che, ogni gente perendo, fosse morto e spento ogne peccato. Li peli e la barba canuta, onde esce l’acqua, se ‘ntendono li raggi canuti che se veduno nello strizzare dell’acqua quando forte piove. ...

Ovidio nel presente trattato vuole demostrare come Dio consumò per lo diluvio el mondo e come, per ciò che avenisse, la scienza non morì mai, la quale è data da li poeti per abitazione del monte de Parnaso, dove per lu deluvio se repusarono Deucalion e Pirra. E dovemo sapere che Deucalion e Pirra sono due cittadi,le quali remasero em pede, e ben che fossero coperte dall’acque non deruinaro sì come le altre. E dopo el deluvio Noè con li figliuoli uscette dell’arca, ed incominciò 8 la gente a multiplicare ed abitavano per li monti, chè non se seguravano al piano, onde, vedendo la gente che l’acqua era tornata alli suoi liti, s’asegurarono e scesero allo piano e le prime cittade che fossero abitate fuoro Deucalion e Pirra, nelle quali si filosofaro molte genti. E perché daprima, depo el diluvio, la gente comenzò a multiplicare ed a crescere nel monte de Parnaso, li terrieri de Deucalion e Pirra sacrificavano poi in quel monte, dicendo che de llì venne el principio de ogni scienza, onde adoravano Apollino, el quale in quel monte fu nutricato, e fu soprano filosofo. Alcuni erronei dissero che la scienza s’acquistava bevendo dell’acqua della fonte de Parnaso, perché li antichi, avendo le genti quella credenza, sì la guardavano con solenne custodia, e questa reverenza li aveano perché ella fu la prima acqua viva e dolce ch’al mondo apparesse depo el diluvio. Che gittassero le pietre dietro, ciò vuol dire che in quelle due cittadi se relevaro gente forte a sostenere ogni fatica come pietre, le quali per lo futuro tempo multiplicarono e rempièno el mondo de generazione in generazione. Altre cose pone Ovidio per ornamento del libro e per usare in propria forma l’ordine poetico.