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ARRIGO SIMINTENDI, I primi V libri delle Metamorfosi di Ovidio volgarizzate da Ser Arrigo Simintendi da Prato, Libro primo, pp. 20-25

Testo tratto da: I primi V libri delle Metamorfosi di Ovidio volgarizzate da Ser Arrigo Simintendi da Prato, Per Ranieri Guasti, Prato 1846

Lo luogo ove Deucalion e Pirra sua moglie, che scamparono del diluvio, arrivarono.

La terra Focis divide i campi tebani dalli ateniensi. Questa fue abondevole, mentre ch’ella fue terra : ma in quello tempo era parte di mare, e ampia pianura delle subite acque. Uno alto monte ne vae quivi alle stelle con due capi, lo quale hae nome Parnaso, e avanza i nuvoli per altezza. In questo luogo arrivò, con piccola navicella Deucalion con la consorte del letto, però che tutte le altre cose avea coperto il mare. Qui adorano le ninfe coritide , e le deitadi de’ monti , e Temi idia che dae le risposte de’ fati, la quale allora teneva i tempi. Alcuno uomo non fue migliore di colui, nè che più amasse la dirittura; nè alcuna idea da avere più in reverenza che colei.

Come Giove fece cessare il diluvio.

Poi che Giove vide il mondo coperto d’acqua, e un uomo e una femina essere scampati di tante migliaia, amendue innocenti, e amatori di dio; rimossi i nuvoli, e cacciate via le piove dal vento Aquilone, mostroe la terra al cielo, e l’aria a le terre; e non è più l’ira del mare : e Nettuno, lasciate la sua arme, mitiga l’acque; e chiamoe lo gridatore che stava sopra il mare, e che aveva tutti li omeri di naturale colore, e comando gli che soffiasse col sonante corno, e che partisse l’acque dolci del mare. Quegli prese lo cavo corno, il quale cresce dal turbamento di sotto; e quando hae riceuto aiuto nel mezzo del mare, ee udito dal levante e dal ponente : e quando toccoe la faccia dello dio gocciolante colla bagnata barba, e enfiato comandò che l’acque si partissono, fue udito dall’onde del mare e della terra; e tutte furono costrette.

....

Come Deucalion parlò a Pirra sua moglie, e ella a lui; e come rifeci oro la generazione umana.

Lo mondo fu restituito: lo quale poi che Deucalion lo vide voto, e le sconsolate terre menare alti taceri, con lagrime parlò in questo modo a Pirra: o serocchia, o moglie, o sola femina viva, la quale la generazione e’l nascimento de’ padri hae congiunta comune a me,  poi mi t’hae congiunta il matrimonio, e ora i pericoli medesmi mi ti congiungono; noi due siamo la turba di tutte le terre che sono dal levante al ponente: tutte le altre cosa hae posseduto il mare; e ancora non è assai certa la fidanza de la nostra vita, ancora spaventato li nuvoli la mente mia. O misera! se tu fossi campata da la fortuna senza me, che animo averesti tu ora? Tu sola, ove potresti portare la tua paura?  chi consolerebbe i tuoi dolori? Però che io, credi a me, se il mare t’avesse, o moglie, io ti seguirei, che il mare avrebbe me. Or volesse idio ch’io potesse riparare i popoli con l’arti del padre, e mettere l’anime nella formata terra! Ora rimane la generazione umana di noi due: così è piaciuto alli dei; e siamo esempro delli uomeni. Ebbe detto, e amindue piagneano; e piacque loro pregare la deità del cielo, e domandare aiuto per le sante risposte. Non fu alcuno indugio: andarono insieme all’onde di Cefisos; e no erano ancora liquide, ma partiano i conosciuti guadi. E poi che co’ santi licuori ebboro bagnati i vestiri e’l capo, e andarono al tempio della santa idea; le sommitadi del quale erano pallide per lo sozzo muschio: l’altari erano senza foco. Poi che furono all’entrata del tempio, l’uno e l’altro s’inginocchiò alla terra, e con paura basciarono il gelato sasso, e così dissoro: se le vinte deitadi si raumiliano pelli giusti preghieri, se l’ira delli dei si piega, rispondi, idea Temi, con che arte sia da riparare il danno della generazione nosta, e , o umilissima, dà aiuto alle tuffate cose. La dia fue mossa , e diede alla risposta: partitevi dal tempio, e copritevi’l capo, e sciogliete i cinti vestiri, e gittate l’ossa della grande madre dopo’l dosso. Lungo tempo si meravigliaro di questa risposta, e Pirra prima ruppe il tacere con voce, e rifiuta d’ubidire a’comandamenti della dia; e priegala con paurosa bocca che gli dea perdono, però ch’ella teme d’offendere l’anime delle madri con le gittate ossa. Intanto ripensano le oscure parole della data risposta, e rivolgono intra loro. E Deucalion raumilia Pirra con piacevoli detti, e disse: o vero che noi abbiamo vano pensieri, o vero che le pietose risposte non ci faranno alcuno male. La grande madre ee la terra: io penso che le pietre siano dette l’ossa nel corpo della terra, e a noi è comandato di gittare questi dopo’l dosso. Avvegna che Pirra fosse mossa pe la sposizione del marito, tutta via la speranza ee in dubbio. In questo tanto si disfidano amindue de’celestriali ammonimenti: ma che ci nocerà il provare? Partonsi, e cuopronsi il capo, e tagliano i vestiri e gettansi dietro le comandate pietre. Chi potrebbe credere questo, se la vecchiezza nol testimoniasse? I sassi cominciarono a lasciare la loro durezza, e ammorbidati, avere forma. E poi cominciarono a creascere, ebboro più morbida natura, e apparve in loro alcuna forma d’uomo; ma non ch’ella si potesse vedere manifesta, ma com’ella fosse cominciata di marmo, e non fosse bene perfetta, e somigliante a nuove imagini. Tutta via quella parte di quegli che è umida per alcuno sugo, e fu di terra, si volse in uso di carne; quello ch’era saldo, e non si potea piegare, si mutoe in ossa; quella ch’era vena, si rimase in quel medesmo nome: e in piccolo spazio, per voluntà delli diei, i sassi mandati da le mani dell’uomo trassoro forma d’uomo, e la femina si trovoe fatta delle pietre ch’avea gittate la femina. Perciò siamo noi generazione dura, e provatori di fatiche; e diamo ammaestramenti di che origine noi siamo nati.