55: Apollo e Dafne

Titolo dell'opera: Apollo e Dafne

Autore: Paolo Veronese

Datazione: 1570-1575 circa

Collocazione: San Diego (California), Fine Arts Gallery, già nelle Collezioni del Conte di Yarborough, Londra e Brocklesby Park; dal 1945 nella sede attuale come dono Putnam.

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (100,2 x 100,5 cm)

Soggetto principale: Dafne e Apollo          

Soggetto secondario:

Personaggi: Apollo, Dafne

Attributi: arco, faretra (Apollo); mani in forma di rami d’alloro, rami sulla testa, piedi in forma di radici (Dafne)

Contesto: paesaggio campestre con città sullo sfondo

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://photogallery.tiscali.it/arte/gallery.php?id=5059

Bibliografia: SuidaW., Paolo Veronese and his circle, Detroit 1945, p. 186; Andrews J.G., A Catalogue of European Paintings, Fine Arts Gallery, New York 1947, p. 61; Morse J.D., Old Masters in America, Rand McNally & Co., New York 1955, p. 175; Berenson B., Pitture italiane del Rinascimento. La scuola veneta, Phaidon, Londra 1958, p. 139; Marini R., L'opera completa di Paolo Veronese, Classici dell'Arte Rizzoli, Milano 1968, n. 391; Fredericksen B.B.-Zeri F., Census of pre-nineteenth century Italian paintings in North American Public Collection, Cambridge (Mass.) 1972, p. 40; Rosand D., Veronese and his studio in North American Collections. Birmingham Museum of Art, Birmingham 1972, p. 40; Pignatti T., Veronese, Alfieri, Venezia 1976, I, cat. n. 191; Pallucchini R., Veronese, Mondadori, Milano 1984, cat. n. 146; Davidson Reid J.-Rohmann C., The Oxford Guide to Classical Mythology in the Arts, 1300-1990, New York-Oxford 1993, I, p. 327

Annotazioni redazionali: Si tratta di una composizione alquanto singolare, soprattutto per la contrapposizione ed il contrasto fra i due protagonisti: il dipinto sembra quasi diviso in due metà, esattamente al centro. Sulla sinistra abbiamo Apollo, raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, seminudo, con l’arco e la faretra dietro le spalle, frontale ed immobile, con le braccia spalancate, ed un’espressione di sorpresa stampata sul viso: il suo sguardo è rivolto verso l’alto, sembra quasi che stia osservando i rami d’alloro spuntati sulla testa della fanciulla. Sulla metà destra riconosciamo, invece, Dafne, con un abito lungo mosso dal vento: la fanciulla, infatti, non è immobile, come Apollo, piuttosto è raffigurata ancora in fuga dal dio, tanto che si volta anche indietro con la testa, per vedere a che distanza sia, non rendendosi conto probabilmente della sua metamorfosi in albero d’alloro. Proprio per questi due differenti atteggiamenti dei protagonisti, quasi indipendenti l’uno dall’altro, sembra che le due sezioni del dipinto siano state giustapposte: è come se, mentre Dafne sta correndo per allontanarsi dal dio, voltandosi indietro per vedere se è riuscita a seminarlo, quest’ultimo, in virtù dei suoi poteri divini, gli compare improvvisamente davanti, avendola in pratica raggiunta, quando si rende conto che la fanciulla si sta trasformando in un albero, ed è preso da una profonda malinconia. Gli elementi caratterizzanti il racconto ovidiano ci sono tutti: la fuga-inseguimento di Dafne; l’inizio della sua metamorfosi e la sorpresa di Apollo; ma rimane difficile incasellare quest’opera secondo la divisione convenzionale fra composizione narrativa, con vari momenti dello stesso mito fusi insieme, e composizione di tipo emblematico, in cui vengo forniti immediatamente gli elementi salienti, non rientrando, forse, in nessun o dei due casi. Di quest’opera, infine, va sottolineata la naturalezza di Dafne, contrapposta alla posizione statica di Apollo, simile a quella di un San Sebastiano, ma con le braccia spalancate e gli occhi languidi come una Maddalena veneta. Ed ancora interessante è il taglio dell’immagine: con i due protagonisti come inquadrati in una cornice naturale costituita dai due tronchi d’albero, di cui in particolare il primo, sulla destra, è quasi in trompe l’oeil.

Elisa Saviani